9 aprile 2020 - Giovedì Santo:



Pubblicata il 10/04/2020

9 aprile 2020 - Giovedì Santo:

In questo giorno di Giovedì Santo in cui la Chiesa fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia, voglio iniziare con la lettura di questo breve brano tratto dal Vangelo di San Matteo: “Mentre mangiavano Gesù prese il pane, e pronunciata la preghiera di benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Prendete e mangiate; questo è il mio corpo. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti, questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti in remissione dei peccati” (Mt 26,26-28).

Cari fratelli e sorelle,

Sono grato al Provveditore e accolgo volentieri il suo invito a rivolgervi una breve riflessione insieme a una parola di saluto e di augurio da fratello sacerdote, cioè con i sentimenti di Cristo Sacerdote, unica fonte da cui origina il ministero sacro.

In questo giorno in cui la liturgia ci ricorda l’istituzione che il Signore ha fatto dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale, che assicurerà alla Chiesa fino alla fine dei tempi la presenza reale e attuale del Sacrificio del Calvario, colgo l’occasione per rivolgere un augurio particolare anche a tutti i confratelli sacerdoti del nostro presbiterio fiorentino. Un giorno particolare, questo, in cui per la prima volta non è possibile stringerci intorno al nostro Vescovo per celebrare tutti insieme la Santa Messa crismale.

Tutti siamo stati chiamati da Dio a vivere la propria vocazione che lo Spirito Santo, prima o poi, ci svela facendo irruzione nella nostra vita e mettendoci in grado di arrivare a “pensare secondo Dio e non secondo gli uomini”. È Lui che ci rende capaci di decifrare e riflettere sui tanti segni ed eventi, lieti o dolorosi, quale bagaglio personale che ciascuno si trascina dietro e che si accresce inevitabilmente con il passare degli anni. Questi avvenimenti letti con la lente della fede ci guidano nelle scelte fondamentali, ci fanno capire la nostra vocazione.

Prima di tutto, per ogni uomo la vocazione è la chiamata alla santità personale che si realizza, non chiudendoci nei luoghi odorosi d’incenso, ma concretamente nella condivisione dell’umana natura che prende forma nelle situazioni di vita di tanti fratelli che possiamo incontrare in famiglia, nei luoghi di lavoro, sulla strada, tra i malati, i poveri, i carcerati ecc.

Quindi, la chiamata alla santità personale è la chiamata al servizio verso il prossimo nei suoi bisogni materiali e spirituali. Gesù, pur essendo di natura divina, si è spogliato della dignità regale per abbassarsi alla nostra condizione e condividere in tutto la condizione umana eccetto il peccato. Egli ci ha dato questo comando: “Chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Mc 43-45).

A seguito delle restrizioni imposte dal Governo dovute al diffondersi dell’epidemia, tra i vari slogan quello che più ha avuto successo dal momento in cui abbiamo preso consapevolezza dei pericoli e delle conseguenze causate dal coronavirus, è racchiuso nella frase “Nulla sarà come prima....”. Non si sa, se questo sia un auspicio oppure il rimpianto per le cose perdute, che non potranno ritornare come prima. Certo, molti in questo frangente hanno scoperto o riscoperto alcuni valori come la solidarietà, l’importanza delle cose essenziali, soprattutto quelle minime, spesso rimaste nascoste o soffocate dall’erba cresciuta nel terreno incolto della propria vita, ma anche il piacere di trovare il tempo per tornare a pensare sul senso della propria esistenza e riflettere sulle scelte fondamentali che si imporranno sempre in ogni età della vita. Un auspicio, quindi, oppure il rimpianto di chi pensa: “ormai non potremo più beneficiare delle comodità e delle sicurezze alle quali ci eravamo abituati.

Il rischio è che oggi la commozione che prontamente davanti al televisore ci cattura nell’ascoltare tante testimonianze dolorose e nel condividerle, non finisca per svanire nel nulla per effetto dell’assuefazione che può farci passare dall’auspicio al rimpianto nel ricordarci le cose e le sicurezze di prima di cui questo cambiamento epocale ci priva.

Per noi credenti comprendere il linguaggio di Dio negli eventi del mondo richiede distacco dalle nostre emozioni e dai nostri giudizi, oltre che dalle percezioni delle nostre paure o desideri. La vita spirituale non è sentimentalismo dolcificato con consolazioni confezionate per l’anima, è condividere tutto con Cristo fino ad aiutarlo a portare la sua croce che grava sull’uomo di oggi.

Per i credenti la frase “nulla sarà come prima” deve essere pronunciata come una professione di fede perché nella storia della salvezza tra il prima e il dopo, piaccia o no, c’è sempre Dio a fare da spartiacque, il Signore della storia. Così accadeva nella Pasqua ebraica, nel passaggio dalla schiavitù alla libertà dall’Egitto, ed era Dio a condurre fuori e guidare il suo popolo, mentre molti già mormoravano contro di lui rimpiangendo le piccole soddisfazioni di prima, come le gustose cipolle, cioè quelle piccole sicurezze, quale vantaggio pagato a prezzo della schiavitù.

Ma soprattutto per noi cristiani tra il prima e il dopo vi è Cristo che irrompe nella storia e vi pianta la sua croce come confine, segno di passaggio dalla morte alla vita, segno di riconciliazione tra il cielo e la terra. La croce è il trono da dove Cristo dall’alto, là dove gli uomini lo hanno confinato e condannato, mentre giudica il mondo lo salva pronunciando la sentenza assolutoria “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno”.

Per noi cristiani la frase “nulla sarà come prima” non deve essere una espressione scaramantica, ma la convinzione che ogni passaggio dal prima al dopo è vero progresso se illuminato e interpretato secondo la logica del passaggio contrassegnato dalla croce e dalla risurrezione, dal peccato alla grazia, dalle tenebre alla luce. Questa è la chiave di lettura anche per le dolorose e incomprese vicende che stiamo vivendo. Il senso di quanto stiamo vivendo non lo troveremo mai nelle scoperte degli scienziato sulle cause della pandemia. Da cristiani, ogni nostro progresso è tale e lo riconosciamo come autentico se scandito dalla conversione personale e comunitaria.

L’avvicinarsi della Pasqua sia per noi una sfida a cercare nuovamente Cristo, ma non cerchiamo il Vivente tra i morti! Con tenacia e coraggio cerchiamolo in ogni modo e in ogni situazione che ci capita. Lo riconosceremo dalle sue ferite, dagli oltraggi, dalla sua umanità violata nella dignità. Lo riconosceremo quando tutto questo capita a noi o al nostro prossimo. Lo riconosceremo dalla sua voce quando ci parla interiormente, lo riconosceremo dallo Spirito che porta la pace e benedice la nostra paura.

Cari fratelli, con i sentimenti che sono di Cristo, il nostro ricordo sia per tutti i nostri fratelli della Misericordia che oggi, come fin dai suoi primordi, senza interruzione di un solo giorno, praticano le opere di misericordia, e in questo tempo di epidemia come nelle storiche epidemie e calamità che ha conosciuto la nostra città, tendono con la stessa fede la stessa mano soccorritrice, rendendola come un segno sacramentale della mano di Cristo che sana nelle ferite del corpo e dell’anima.

Dio renda loro merito, e renda merito in modo particolare, a tutti i nostri benefattori, volontari, dipendenti. Dio renda merito ai nostri fratelli di oggi che rispondendo alla chiamata di Dio l’hanno accolta generosamente come vocazione personale, cioè come dono da vivere ispirandosi allo tesso carisma originario che animò i primi fratelli della Misericordia, e quindi da consegnare alle generazioni future nello spirito di Gesù quando ci dice “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Auguri di cuore a voi tutti e alle vostre famiglie.

Preghiamo: Concedi ai tuoi fedeli, Signore Dio nostro, di godere sempre la salute del corpo e dello spirito, e per intercessione di Maria Santissima, sempre Vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Benedizione

Dio ve ne renda merito.

P. Francesco Romano, Sac. Conservatore


Tag : preghiera coronavirus Pasqua 2020