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GIUDIZIO TECNICO CONCORSO FOTOGRAFIA: “Uno Scatto di Solidarietà” - Pubblicata il 24/05/2010
Categoria A
Tema: La diversità, non barriera ma fonte di arricchimento
Primo classificato: I PASSI DEL POVERO di Anna Maria Perotto
Tecnicamente molto apprezzabile: una spiaggia deserta con in alto un angusto scorcio di mare che si intravede come possibile luogo di arrivo o di partenza.
Creazione o realtà?
Una strada tracciata nella sabbia, precisa, lineare, geometrica e orme scomposte che, invece che affondare, emergono. Passi anonimi, come spesso son quelli del povero, che nessuno può o vedere, ma che sembrano fuoriuscire dal morbido candore della spiaggia, per colpire i nostri sguardi e le nostre coscienze. Particolarmente apprezzata l’originalità e la capacità interpretativa del fotografo che ha saputo leggere il significato recondito di una semplice impronta.
Secondo classificato: OLTRE IL CANCELLO di Paolo Tempesti
Buona tecnica, sapiente uso della luce, linee equilibrate, pulizia dell’immagine e bella visione di insieme. Il tema centrale è il cancello che divide due mondi ma senza precluderne la rispettiva vista. Due luoghi che contrastano nella loro intrinseca diversità. Da una parte un mondo antico con i suoi preziosi geroglifici, ammirato e visitato da turisti di tutto il mondo; dall’altra due donne sedute, velate, simbolo del mondo contemporaneo e di una realtà sconosciuta e,spesso, misconosciuta. Il cancello però non è un muro che delimita e impedisce qualsiasi forma di scambio: diversità, quindi, che possono comunicare e arricchirsi vicendevolmente.
Un rapporto di osmosi che si realizza attraverso le grate di quel cancello: barriera solo apparente.
Terzo classificato: LA FIRENZE CHE NESSUNO SA di Alessandra Mancarella
Un’immagine di Firenze che non sembra Firenze: scorcio di una città che potrebbe essere ovunque. Buona la tecnica e il senso di profondità che si è dato all’immagine.
Geometrie molto pulite e ottimo il gioco di luci e ombre. Molto apprezzato il contrasto fra la tranquilla sobrietà di uno spicchio del vecchio centro storico e la feroce, aggressiva, modernità dei graffiti sui muri. Passato e presente: le due facce di una stessa medaglia, di una stessa città. Significativa la scelta del tunnel, del pertugio, del passaggio angusto che però non spaventa, perché appare un semplice percorso verso la meta, un’uscita, una luce.
Categoria B: Tema libero
Primo classificato: ECOLOGIA 2 di Silvano Bellini
Quando una foto diventa arte. Tecnicamente molto buona e molto armonica da un punto di vista geometrico con il cerchio che viene riproposto in dimensioni diverse come bracciali che si intrecciano e si intersecano. Particolarmente apprezzata l’originalità dell’autore nel fermare l’attimo, nel cogliere un particolare, un dettaglio. Da premiare la capacità di saper vedere in qualcosa di inconsueto, ma volendo anche di trascurabile, uno spunto per una possibile denuncia nei confronti del comportamento umano.
Una foto che unisce stile, tecnica, originalità, ma soprattutto un messaggio, un monito ad una maggiore civiltà ed a un maggior rispetto per l’ambiente in cui viviamo.
Secondo Classificato: PONTE DEL DIAVOLO di Paolo Bellini
Tecnicamente perfetta la foto racchiude in sé tutti gli elementi che garantiscono un colpo d’occhio suggestivo e notevole. Nitidezza dei colori, profondità, pulizia dell’immagine.
Natura e architettura umana si fondono alla perfezione in un unico omogeneo e armonico. Pregevole il continuo scambio che rende questa foto un singolare, a tratti magico, gioco di specchi fra cielo, terra e acqua.
Da qualsiasi angolazione la si voglia osservare l’immagine che ne esce è perfetta e curata in ogni minimo particolare.
Terzo Classificato: CROCIFISSIONE di Paolo Bellini
Rivisitazione in forma molto originale di un soggetto classico come la crocifissione di Cristo. Un’immagine in apparenza semplice, ma di grande impatto emotivo.
Netto e molto forte il contrasto fra il corpo bianco e lucente, a cui è stato sapientemente tolto il supporto della croce, e il fondo nero.
Con questa scelta l’autore conferisce al corpo una plasticità e una leggerezza inconsuete. Senza il legno che lo inchioda, che lo ancora ai dolori terreni, il corpo pare librarsi nell’aria verso la luce, verso la salvezza.
Uno scatto che sovverte il concetto dell’uomo imprigionato che, grazie alla visione originale del fotografo, ci appare come un uomo libero attraverso la sofferenza.
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